Terapia Craniosacrale e videosequenze Experience Nature

E’ un’idea bella e originale: un’inquadratura fissa sulle spiagge o sugli scogli, allo zenit: le onde vanno e vengono e come in una videoinstallazione, immagini e suoni riempiono l’ambiente, catturano chi osserva e lo conducono dentro al ritmo del mare, creando quell'attenzione alla natura che produce

Incontro per “caso” Cristina Fino. Siamo al festival dell’Oriente a Carrara, lei presenta un videolibro: “Soglia di mare d’Elba – Le onde sulle spiagge dell’isola”. E’ un’idea bella e originale: un’inquadratura fissa sulle spiagge o sugli scogli, allo zenit: le onde vanno e vengono e come in una videoinstallazione, immagini e suoni riempiono l’ambiente, catturano chi osserva e lo conducono dentro al ritmo del mare, creando quell’attenzione alla natura che produce rilassamento e benessere, attraverso la bellezza percepita, la suggestione che evoca.

Le spiego che noi, come operatori craniosacrali, nella pratica sperimentiamo il corpo come un sistema poliritmico. Ci sono dei ritmi ovvii e facilmente percepibili, dal respiro al battito del cuore, ma andando in profondità in una condizione di tranquillità e di ascolto profondo si possono sentire dei ritmi che sono come degli armonici, che coinvolgono tutti i fluidi, dal liquido cefalorachidiano ai fluidi cellulari e alla matrice extra-cellulare.
Queste ritmicità sono state chiamate Maree non a caso, e si distinguono in Marea Media che ha una inspirazione (o espirazione) di circa 12 secondi e la Marea Lunga, o semplicemente Respirazione Primaria più costante, che ci attraversa, con frequenza di circa 100 secondi, cicli di 50 secondi di inspirazione (e 50 sec di espirazione).

Quello che evidentemente è successo è che Cristina, nella “mediazione contemplativa” prodotta dall’osservazione del filmato e dalla sua lavorazione nel montaggio, è entrata spontaneamente nella percezione del suo corpo fluido, in contatto con le maree interne.

C’è una relazione tra la visione (attenta e meditativa di qualcosa che attivi le aree sottocorticali) e la percezione delle maree ?

Evidentemente si, anche se noi operatori consideriamo le mani (il tocco, la propriocezione) e il cuore come veicoli dell’ascolto, l’esperienza di Cristina ci dice che anche gli occhi, in certe condizioni, possono “portarci dentro”.

 

Paolo Maderu Pincione, fondatore dell’Istituto per le Terapie CranioSacrali, ITCS, e dell’Associazione Professionale del Craniosacrale in Italia, oggi ACSI