Attenzione diretta e attenzione involontaria

La natura, a differenza della città, è piena di stimoli di per sé interessanti che non richiedono un grosso sforzo mentale. Questo consente ai nostri circuiti cerebrali deputati alle funzioni attentive di “riposare” e ristorarsi un po’.

Nel 2012 un gruppo di ricercatori (Atchley e colleghi) ha dimostrato che la completa immersione in paesaggi naturali e la totale disconnessione dalla tecnologia (alcuni partecipanti hanno trascorso qualche giorno nel deserto), aumenta le prestazioni creative e di problem solving del 50%.

Gli psicologi hanno spiegato che “La nostra società moderna è piena di eventi improvvisi (sirene, clacson, telefoni che squillano, allarmi, televisione, ecc) che ci catturano e assorbono la nostra attenzione.

Al contrario, gli ambienti naturali sono associati a suoni e rimi dolci e delicati, consentendo al nostro sistema di attenzione ed esecutivo, di rigenerarsi.

I benefici cognitivi della natura

Marc G. Berman, psicologo dell’Università del Michigan, e i colleghi ne sono convinti e lo hanno dimostrato facendo svolgere semplice test standard di memoria come ripetere al contrario una breve sequenza di cifre casuali appena sentite a due gruppi di persone di cui uno lasciato passeggiare in un bosco e l’altro all’aria aperta ma in città.
L’idea di base su cui si è sviluppata la famosa “teoria del ripristino dell’attenzione (ART)” è che la natura, a differenza della città, è piena di stimoli di per sé interessanti (come un tramonto, o un buffo e tenero animaletto) che scatenano la nostra attenzione involontaria, ma in modo modesto e senza richiedere un grosso sforzo mentale. Infatti, non si può fare a meno di fermarsi ad ammirare i colori caldi del cielo al crepuscolo senza tuttavia doverci impegnare e senza dover svolgere alcun lavoro supplementare o di controllo cognitivo. Questo consente ai nostri circuiti cerebrali deputati alle funzioni attentive di “riposare” e ristorarsi un po’. In altri termini una passeggiata nel bosco è come una vacanza per il nostro cervello e per la corteccia cerebrale prefrontale in particolare.

Passeggiare in una città costringe, invece, il cervello a rimanere costantemente vigile per evitare gli ostacoli e i potenziali pericoli come le auto in movimento, mantenere l’orientamento per non perdersi e ignorare gli stimoli irrilevanti compresi quei pochi naturali che ci sono anche in un ambiente urbano.

Il risultato finale è che le passeggiate in città sono meno ristorative (almeno per la corteccia prefrontale) di quelle nella serenità della natura.

In un secondo esperimento riportato dai ricercatori nello stesso articolo pubblicato su Psychological Science, viene dimostrato che anche il solo guardare immagini della natura rispetto ad ambienti cittadini può avere lo stesso effetto benefico sulle funzioni cognitive.
“I due esperimenti che abbiamo presentato – spiega Berman – dimostrano che passeggiare nella natura o anche solo osservare immagini di ambienti naturali può migliorare l’attenzione necessaria a svolgere compiti cognitivi semplici, convalidando la teoria del ripristino dell’attenzione (ART)”.

La fascinazione è un tipo di attenzione che non richiede alcuno sforzo da parte nostra e che è resistente alla fatica [Kaplan, 1995]. La fascinazione può derivare dallo stare in presenza di animali o di piante. L’esposizione ad ambienti affascinanti consente all’attenzione diretta di riposare e di rigenerarsi dopo uno stato di affaticamento mentale.

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